A 80 anni dalla distruzione dell’Abbazia di Montecassino 15 febbraio 1944.

Ovvero il "capolavoro" dei "liberatori"

Attraverso le carte conservate presso l’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina ricordiamo uno degli avvenimenti più drammatici della II guerra mondiale, il bombardamento dell’Abbazia di Montecassino, che iniziò la mattina del 15 febbraio 1944.

Montecassino dopo terza battaglia

Inverno 1944, l’Italia è divisa in due. La linea Gustav, una linea difensiva che corre dal Garigliano ad Ortona, a sud di Pescara, divide il territorio nazionale in due parti: il Sud, ormai sotto il controllo delle forze alleate, e il Nord, ancora in mano all’esercito tedesco e alla Repubblica Sociale. Per superare le difese tedesche e prendere rapidamente Roma, da gennaio 1944 gli angloamericani concentrano gli attacchi sulla zona strategica di Cassino. Una volta presa la città, l’accesso alla Valle del Liri e ad un’importante infrastruttura, la strada statale Casilina, avrebbe permesso alle forze angloamericane di ricongiungersi in breve tempo con le truppe sbarcate nel frattempo ad Anzio. Gli assalti iniziano il 17 gennaio 1944. Dopo il fallimento della prima battaglia, gli Alleati decidono di bombardare l’Abbazia di Montecassino, credendola occupata da reparti tedeschi.

Fondata nel 529 d. C. da San Benedetto da Norcia, l’Abbazia di Montecassino aveva conosciuto numerose devastazioni e saccheggi nel corso dei suoi quasi 1500 anni di storia. Il monastero era stato distrutto per la prima volta dai Longobardi intorno al 580 d. C., quindi dai Saraceni nell’883 e nel 1349 da un terremoto, e ogni volta era stato ricostruito.

Nella mattinata del 15 febbraio 1944 su Montecassino si abbatterono 353 tonnellate di bombe. Nonostante ciò, le robuste mura perimetrali ressero, consentendo poi all’esercito tedesco di occupare il monastero in rovina e di prolungare per altri quattro mesi la resistenza, fino al 18 maggio 1944, quando i soldati britannici e polacchi furono in grado di occupare le macerie dell’Abbazia. I caduti del II Corpo d’Armata Polacco, il cui contributo fu determinante per piegare la resistenza tedesca, riposano presso il cimitero militare polacco di Montecassino, dove una stele ricorda il loro sacrificio: “per la nostra e la vostra libertà noi soldati polacchi demmo l’anima a Dio, i corpi alla terra d’Italia, alla Polonia i cuori”. Dopo la presa di Cassino, la liberazione di Roma seguì a pochi giorni di distanza, il 4 giugno. Secondo delle stime, nei quattro mesi di assedio persero la vita almeno 30.000 soldati e 2000 civili, ma quest’ultima è una cifra ipotetica, perché i bombardamenti distrussero tutti i registri di Stato civile rendendo così molto difficile quantificare le vittime. L’Abbazia, la Rocca e la città di Cassino furono rase al suolo. L’archivio ed i più preziosi documenti custoditi nell’Abbazia erano stati messi in salvo a Roma prima che avessero inizio le operazioni belliche.

La ricostruzione iniziò nel 1948 e richiese otto anni, ma anche questa volta il monastero risorse dalle sue rovine. Nel restauro si cercò di riprodurre l’aspetto che l’edificio aveva prima del bombardamento. L’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina conserva numerosi documenti che illustrano la solidarietà internazionale vissuta dall’Italia nel dopoguerra. Una parte di essi documenta il grande contributo dato dagli italiani emigrati all’estero. Solo per citare un esempio poco noto, le comunità italo-americane finanziarono con generose donazioni la costruzione dell’Orfanotrofio di Padre Minozzi a Cassino, inaugurato l’11 marzo del 1946 grazie all’impegno dell’Ordine dei Figli d’Italia con sede a Philadelphia e all’attività missionaria di don Giovanni Minozzi in America.

Cassino e Montecassino divennero simboli della ricostruzione nazionale. Un editoriale apparso sul “New York Herald Tribune” nel maggio 1951 ha il merito di cogliere appieno il senso profondo del messaggio scolpito dallo scultore Pietro Canonica sul bassorilievo delle nuove porte bronzee dell’Abbazia, raffigurante le quattro distruzioni vissute da Montecassino nel corso della sua storia millenaria: anche se l’Abbazia venisse di nuovo rasa al suolo, si può essere certi del fatto che ci saranno sempre delle mani pazienti pronte a ricollocare, una ad una, tutte le pietre al loro posto, come già successo dopo ognuna delle precedenti distruzioni, perché gli ideali che essa racchiude sono eterni.


Fonte: A 80 anni dalla distruzione dell’Abbazia di Montecassino – Italiana – Lingua, cultura, creatività nel mondo