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Mons. Vigano : " E vi è sempre chi è pronto a sborsare una somma di denaro per indurre falsi testimoni a mentire..."

Omelia nella Domenica “in Albis”, Ottava di Pasqua

Mitte manum tuam,

et cognosce loca clavorum, alleluja:

et noli esse incredulus,

sed fidelis, alleluja, alleluja.


Ant. ad Comm.

L’Evangelista aggiunge: Ed esse si ricordarono delle sue parole. La mattina di Pasqua, alle Pie Donne giunte al Sepolcro per imbalsamare il corpo del Signore, due Angeli rivolgono queste parole: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno. (Lc 24, 5-7). L’Evangelista aggiunge: Ed esse si ricordarono delle sue parole.

(ibid., 8).

Cosa avevano dimenticato le Pie donne? Quello che gli scribi e gli anziani del Sinedrio sapevano bene dalle Sacre Scritture: che il Figlio dell’uomo, che essi avevano messo a morte, sarebbe risorto il terzo giorno. Lo sapevano così bene da chiedere a Pilato di mettere delle guardie per impedire che gli Apostoli venissero a trafugarne il corpo e potessero raccontare che era risorto. Lo sapevano anche i soldati del tempio, che appena giunti in città annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia.” Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi. (Mt 28, 11-15).

Come si fa presto a contrastare la verità! Basta pagare. E vi è sempre chi è pronto a sborsare una somma di denaro per indurre falsi testimoni a mentire; così come ci sono sempre persone pronte a lasciarsi corrompere, se ciò assicura loro un qualche guadagno. Guardiamoci intorno, in questo mondo costruito sulla menzogna, e comprenderemo quanto la Verità sia odiata, avversata, contrastata.

La sera di quello stesso giorno il Signore si mostra agli Apostoli, apparendo loro nel Cenacolo, dove essi si erano rinchiusi per paura dei Giudei. È qui che inizia il racconto del Vangelo di oggi. Il Risorto entra a porte chiuse, si ferma in mezzo alla stanza e rivolge loro il saluto: Pax vobis. Mostra le piaghe delle Stimmate e del Costato, perché gli Apostoli possano riconoscerLo. Alita su di loro e li conferma nello Spirito Santo, dando loro il potere di rimettere i peccati. Poi scompare, e questi riferiscono l’accaduto a Tommaso, che dubita della loro parola e di quanto il Signore aveva loro detto e fatto.

Così, quando dopo otto giorni da quella prima domenica il Signore torna a visitare gli Apostoli, la Sua prima preoccupazione è rassicurare Tommaso, facendogli toccare i fori dei chiodi e la ferita del costato: Non essere incredulo, ma credente. E aggiunge: Perché mi hai veduto hai creduto? Beati coloro che pur non avendo visto crederanno. No, non è questo un invito alla creduloneria o a rinunciare alla razionalità e al buon senso, ma un monito ad aver fede nella Parola di Dio, nel Verbo di Dio fatto carne.

Non avevano vissuto tre anni insieme con Lui? Non L’avevano visto confermare con miracoli il Suo essere il Messia e il Figlio di Dio? Non aveva annunziato la Sua Risurrezione nel terzo giorno dopo la Sua morte? A Giovanni bastò entrare nel Sepolcro e vedere le bende e il sudario, per credere. Ma agli altri Discepoli le parole della Maddalena e delle sue compagne dovettero sembrare esagerate, sicché il Signore volle mostrarSi a quegli uomini increduli, ai quali l’orgoglio faceva perdere la memoria di tutto il passato, che sarebbe bastata da sola ad illuminarli per il presente. La fede infatti non ha altro ostacolo che questo vizio – l’orgoglio: se l’uomo fosse umile, la sua fede muoverebbe le montagne.

A Tommaso non basta la testimonianza della Maddalena; non si accontenta dell’autorità di Pietro; le parole degli Apostoli e dei Discepoli di Emmaus non lo distolgono dal basarsi solo sul proprio giudizio personale. È per coloro la cui fede è così debole e così vicina al razionalismo, che Gesù, alle parole di rimprovero indirizzate a Tommaso, aggiunge quella beatitudine che non riguarda solo Tommaso, ma che è promessa a tutti gli uomini, di tutti i secoli: Beati quelli che non hanno veduto e hanno creduto! Tommaso peccò per non essere stato disposto a credere. Noi ci esponiamo a peccare come lui se non coltiviamo nella nostra fede quella docilità che la fa progredire sotto la guida dello Spirito Santo.

Quale grande contraddizione ci è narrata nel Vangelo di oggi! San Tommaso dubita della testimonianza dei suoi compagni circa la Resurrezione del Signore, mentre a chi è in malafede bastano le menzogne delle guardie per credere che il Signore non sia risorto. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi. Come Adamo ed Eva non vollero credere al Signore ma al Serpente, come i nostri padri non credettero a Mosè e ai profeti, ma ai sacerdoti di Baal.

Credettero invece i piccoli e le persone semplici, tra i quali il quattordicenne San Pancrazio, presso la cui Basilica sulla via Aurelia si tiene la stazione di oggi. Durante la feroce persecuzione di Diocleziano iniziata nel 303, Pancrazio rifiutò di rendere culto a Cesare e venne per questo condannato a morte e martirizzato mediante decapitazione. È il suo esempio eroico che la Chiesa addita a chi esita nel credere anche dinanzi all’evidenza. Le parole della prima Lettera di Pietro, da cui è tratto l’introito che abbiamo cantato, ci rimandano all’abbandono dei lattanti: Deposta dunque ogni malizia, ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore (1Pt 2, 1-3).

Desiderate il puro latte spirituale – dice San Pietro – come bambini appena nati, la cui beatitudine consiste nel nutrirsi di un alimento semplice e perfetto, le cui proprietà nutritive corrispondono alle necessità del neonato. Il puro latte spirituale: quello che la madre offre al bambino, compiacendosi di guardarlo mentre succhia con gli occhietti chiusi, le manine chiuse a pugno, il respiro sereno. Perché quella creaturina fragile e indifesa, protetta dall’abbraccio materno, sa di non aver bisogno d’altro, di non dover temere nulla, di potersi fidare… se davvero avete già gustato come è buono il Signore.

Per questo è necessario mettere da parte ogni malizia, ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, tornando a quella innocenza, onestà e sincerità che Nostro Signore ha ripristinato nell’ordine della Grazia, in justitia et sanctitate veritatis, nella giustizia e nella santità della verità.

Ma quanto è arduo, cari fratelli, deporre ogni malizia e ogni frode e ipocrisia! Quanto è difficile riconoscerci come lattanti, bisognosi di tutto nell’abbraccio materno di chi ci nutre, riconoscere il puro latte spirituale che ci è indispensabile per la vita dell’anima! Vi sarà sempre chi, invidioso del nostro destino eterno, cercherà di affidarci ad una matrigna crudele, di lasciarci morire di fame, di convincerci che siamo cristiani adulti e che possiamo decidere noi come e quando e da chi ricevere il nostro nutrimento.

Il mondo insegue i suoi idoli, contro i quali ci mette in guardia San Giovanni: Figlioli, guardatevi dai falsi dèi! E in questi giorni benedetti, nei quali celebriamo la Resurrezione di Cristo e il Suo trionfo sul peccato e sulla morte, nessuna ombra può distoglierci da questa gioia spirituale. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti (Lc 9, 60) e non cerchiamo tra i morti colui che vive (Lc 24, 5).

L’epistola della Messa ci riporta al sano realismo della Rivelazione cristiana: la vittoria che vince il mondo è la nostra fede. Una vittoria che non è fatta di mondani trionfi, di effimeri successi, di umane illusioni. Perché non possiamo vincere il mondo con le armi del mondo; né trionfare sul mondo seguendo le sue mode. Tre sono coloro che danno testimonianza in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo: è nel Dio Uno e Trino, nella Santissima Trinità, che noi abbiamo la certezza della nostra fede. Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno. Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna (ibid., 19-20). E così sia.

Carlo MariaViganò, Arcivescovo

27 Aprile MMXXV

Dominica in Albis, Octava Paschatis

Come si fa presto a Negare la Verità! Basta …
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Dieu et le Roi

Mgr Vigano est tombé dans un néo-sédévacantisme, qui est tout aussi problématique que les sédévacantismes historiques... Comme il le dit lui-même, si François n'est pas pape, les cardinaux qu'il a créés ne sont pas cardinaux, le futur pape ne sera donc pas non plus un vrai pape, et ainsi jusqu'à la fin des temps... Les portes de l'enfer auraient donc prévalu contre l'Église...

steack

Son sedevacantisme ne concerne que François.
Mais il est humainement aussi insoluble à mon avis. D'autant qu'il est bien seul !

Dieu et le Roi

Oui, c'est pour cela que je parle d'un néo-sédévacantisme... Totalement insoluble, vous avez bien raison !

steack

En francais :
La victoire sur le monde c'est notre foi
Homélie du dimanche « in Albis », octave de Pâques
Mitte manum tuam,
et cognosce loca clavorum, alleluja :
et noli esse incredulus,
sed fidelis, alleluja.
Ant. ad Comm.
L'Évangéliste ajoute : Et ils se souvinrent de ses paroles. Au matin de Pâques, aux pieuses femmes qui s'étaient rendues au sépulcre pour embaumer le corps du Seigneur, deux anges adressèrent ces paroles : « Pourquoi cherchez-vous parmi les morts celui qui est vivant ? Il n'est pas ici, il est ressuscité. Souvenez-vous de ce qu'il vous a dit, lorsqu'il était encore en Galilée : il faut que le Fils de l'homme soit livré aux mains des pécheurs, qu'il soit crucifié et qu'il ressuscite le troisième jour. (Lc 24, 5-7). L'évangéliste ajoute : Et ils se souvinrent de ses paroles. (ibid., 8).
Qu'avaient oublié ces pieuses femmes ? Ce que les scribes et les anciens du Sanhédrin savaient bien d'après les Saintes Écritures : que le Fils de l'homme, qu'ils avaient mis à mort, ressusciterait le troisième jour. Ils le savaient si bien qu'ils ont demandé à Pilate de placer des gardes pour empêcher les apôtres de venir voler son corps et leur annoncer qu'il était ressuscité. Les soldats du temple le savaient aussi et, dès qu'ils arrivèrent dans la ville, ils annoncèrent aux grands prêtres ce qui s'était passé. Ceux-ci se réunirent avec les anciens et décidèrent de donner une forte somme d'argent aux soldats, en disant : « Déclarez que ses disciples sont venus de nuit et qu'ils l'ont volé pendant que nous dormions. Et si jamais l'affaire arrive aux oreilles du gouverneur, nous le persuaderons et nous vous délivrerons de tout ennui. » Ils prirent l'argent et firent ce qu'on leur demandait. C'est ainsi que cette rumeur s'est répandue parmi les Juifs jusqu'à ce jour. (Mt 28, 11-15).
Comme la vérité est vite contrée ! Il suffit de payer. Et il y a toujours des gens prêts à débourser une somme d'argent pour inciter les faux témoins à mentir ; comme il y a toujours des gens prêts à se laisser corrompre, si cela leur assure un gain. Regardons autour de nous, dans ce monde construit sur le mensonge, et nous comprendrons combien la Vérité est haïe, combattue, combattue.
Le soir de ce même jour, le Seigneur s'est montré aux Apôtres, leur apparaissant au Cénacle, où ils s'étaient enfermés par crainte des Juifs. C'est là que commence le récit de l'Évangile d'aujourd'hui. Le Seigneur ressuscité entre derrière les portes fermées, s'arrête au milieu de la pièce et leur adresse la salutation : Pax vobis. Il leur montre les plaies des stigmates et du côté, afin que les apôtres puissent le reconnaître. Il souffle sur eux et les confirme dans l'Esprit Saint, leur donnant le pouvoir de pardonner les péchés. Il disparaît ensuite et ils rapportent l'événement à Thomas, qui doute de leur parole et de ce que le Seigneur leur a dit et fait.
Ainsi, lorsque huit jours après ce premier dimanche, le Seigneur revient visiter les Apôtres, son premier souci est de rassurer Thomas, en lui faisant toucher les trous des clous et la plaie de son côté : « Ne sois pas incrédule, mais croyant. Il ajoute : Parce que tu m'as vu, tu as cru ? Heureux ceux qui, n'ayant pas vu, croiront. Non, il ne s'agit pas d'une invitation à la crédulité ou au renoncement à la rationalité et au bon sens, mais d'une exhortation à la foi dans la Parole de Dieu, dans la Parole de Dieu faite chair.
N'avaient-ils pas vécu trois ans avec lui ? Ne l'avaient-ils pas vu confirmer par des miracles qu'il était le Messie et le Fils de Dieu ? N'avait-il pas annoncé sa résurrection le troisième jour après sa mort ? Il a suffi à Jean d'entrer dans le tombeau et de voir les bandages et le linceul pour croire. Mais aux autres disciples, les paroles de Marie-Madeleine et de ses compagnes ont dû paraître exagérées, de sorte que le Seigneur a voulu se montrer à ces hommes incrédules, dont l'orgueil leur faisait perdre la mémoire de tout le passé, qui seule aurait suffi à les éclairer pour le présent. Car la foi n'a pas d'autre obstacle que ce vice qu'est l'orgueil : si l'homme était humble, sa foi déplacerait des montagnes.
Thomas ne se contente pas du témoignage de Marie-Madeleine, il ne se contente pas de l'autorité de Pierre, les paroles des Apôtres et des disciples d'Emmaüs ne le dissuadent pas de s'en remettre à son seul jugement personnel. C'est pour ceux dont la foi est si faible et si proche du rationalisme que Jésus, aux paroles de reproche adressées à Thomas, ajoute cette béatitude qui ne concerne pas seulement Thomas, mais qui est promise à tous les hommes, de tous les siècles : Heureux ceux qui n'ont pas vu et qui ont cru ! Thomas a péché en ne voulant pas croire. Nous nous exposons à pécher comme lui si nous ne cultivons pas dans notre foi cette docilité qui la fait progresser sous la conduite de l'Esprit Saint.
Quelle grande contradiction nous est racontée dans l'Évangile d'aujourd'hui ! Saint Thomas doute du témoignage de ses compagnons sur la résurrection du Seigneur, tandis que les gens de mauvaise foi n'ont qu'à croire les mensonges des gardes selon lesquels le Seigneur n'est pas ressuscité. C'est ainsi que cette rumeur s'est répandue parmi les juifs jusqu'à aujourd'hui. De même qu'Adam et Eve n'ont pas voulu croire le Seigneur mais le Serpent, de même nos pères n'ont pas cru Moïse et les prophètes mais les prêtres de Baal.
Au lieu de cela, les petits et les gens simples ont cru, y compris Saint Pancrace, âgé de 14 ans, dans la basilique duquel se trouve la station d'aujourd'hui, sur la Via Aurelia. Pendant la persécution féroce de Dioclétien qui a commencé en 303, Pancrace a refusé d'adorer César et a donc été condamné à mort et martyrisé par décapitation. C'est son exemple héroïque que l'Église rappelle à ceux qui hésitent à croire, même face à l'évidence. Les paroles de la première lettre de Pierre, dont est tiré l'introït que nous avons chanté, nous rappellent l'abandon des enfants : « Ôtez donc toute malice, toute tromperie, toute hypocrisie, toute jalousie et toute méchanceté ; comme des enfants nouveau-nés, aspirez au lait spirituel pur, pour croître avec lui en vue du salut, si du moins vous avez déjà goûté la bonté du Seigneur » (1 P 2, 1-3).
Désirez le lait spirituel pur, dit saint Pierre, comme les enfants nouveau-nés, dont la félicité consiste à être nourris d'un aliment simple et parfait, dont les propriétés nutritives correspondent aux besoins de l'enfant. Le lait spirituel pur : celui que la mère offre à l'enfant, en prenant plaisir à le voir téter avec ses petits yeux fermés, ses petites mains serrées en poings, son souffle serein. Parce que ce petit être frêle et sans défense, protégé par l'étreinte de sa mère, sait qu'il n'a besoin de rien d'autre, qu'il n'a rien à craindre, qu'il peut faire confiance... si vous avez vraiment goûté à la bonté du Seigneur.
C'est pourquoi il est nécessaire d'écarter toute malice, toute fraude et hypocrisie, toute jalousie et toute médisance, en revenant à l'innocence, à l'honnêteté et à la sincérité que Notre Seigneur a restaurées dans l'ordre de la grâce, in justitia et sanctitate veritatis, dans la justice et la sainteté de la vérité.
Mais qu'il est difficile, chers frères, d'abandonner toute malice, toute fraude et toute hypocrisie ! Qu'il est difficile de se reconnaître comme des enfants en bas âge, qui ont besoin de tout dans les bras maternels de celle qui les nourrit, de reconnaître le pur lait spirituel qui est indispensable à la vie de l'âme ! Il y aura toujours des gens qui, envieux de notre destin éternel, essaieront de nous confier à une marâtre cruelle, de nous laisser mourir de faim, de nous convaincre que nous sommes des chrétiens adultes et que nous pouvons décider comment, quand et de qui nous recevons notre nourriture.
Le monde poursuit ses idoles, contre lesquelles saint Jean nous met en garde : « Mes enfants, méfiez-vous des faux dieux ! Et en ces jours bénis, où nous célébrons la résurrection du Christ et son triomphe sur le péché et la mort, aucune ombre ne peut nous détourner de cette joie spirituelle. Laissons les morts enterrer leurs morts (Lc 9,60) et ne cherchons pas parmi les morts celui qui vit (Lc 24,5).
L'épître de la messe nous ramène au sain réalisme de la Révélation chrétienne : la victoire sur le monde, c'est notre foi. Une victoire qui n'est pas faite de triomphes mondains, de succès éphémères, d'illusions humaines. Car nous ne pouvons pas vaincre le monde avec les armes du monde, ni triompher du monde en suivant ses modes. Trois sont ceux qui rendent témoignage dans les cieux : le Père, le Verbe et le Saint-Esprit : c'est dans le Dieu trinitaire, dans la Sainte Trinité, que nous avons la certitude de notre foi. Nous savons que nous sommes de Dieu, alors que le monde entier est au pouvoir du Malin. Nous savons aussi que le Fils de Dieu est venu et nous a donné l'intelligence de connaître le vrai Dieu. Et nous sommes dans le vrai Dieu, dans son Fils Jésus-Christ : il est le vrai Dieu et la vie éternelle (ibid., 19-20). Ainsi soit-il.
Carlo Maria Viganò, Archevêque
27 avril MMXXV
Dominica in Albis, Octava Paschatis