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Francesco I
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Tre scheletri che danzano, ecco il segreto di Vezzolano. Un gioiello imperdibile Video

Della sua esistenza si parla già in un documento del 1095: la Canonica di Santa Maria di Vezzolano era parte di un importante complesso monastico di cui restano la chiesa, il chiostro e la sala capitolare. Vale assolutamente una visita, sorge ad Albugnano, nell’Astigiano, nel verde di una splendida valle, un angolo di Monferrato tra i più suggestivi e incontaminati, fra vigneti, prati e boschi.

Le leggende
L’origine è incerta, storia e leggende si intrecciano. Una, simile a quella che riguarda la Sacra di San Michele, parla di frane che, di volta in volta, distrussero precedenti costruzioni indicando il punto definitivo dove sorge quella attuale. Per alcuni la chiesa è nata come cappella privata di un castello andato distrutto; altri la vogliono edificata addirittura nell’VIII secolo. Di sicuro la leggenda più suggestiva, che accresce l’alone di mistero intorno a questo gioiello del romanico, è quella che attribuisce la sua nascita a Carlo Magno: narra che l’imperatore, andando a caccia nella selva di Vezzolano, nell’anno 773, fosse stato colto da una macabra visione: la danza di tre scheletri umani usciti da un sepolcro. Un eremita di passaggio lo avrebbe invitato a chiedere aiuto alla Vergine Maria per riprendersi dallo spavento. In segno di ringraziamento Carlo Magno avrebbe ordinato inquel luogo l’edificazione della chiesa.

Il contrasto dei tre vivi e dei tre morti
L’impianto della chiesa, a pianta basilicale, si può far risalire alla fine del XII secolo, ma le forme denotano l’appartenenza al secolo XIII. Delle tre navate, quella laterale destra è in parte inglobata nel chiostro cui si accede attraverso una porta minuscola: un angolo di assoluto silenzio conservato nei secoli, simbolo dell’antica pace dei monasteri cristiani. È uno dei meglio conservati del Piemonte, ospita capitelli scolpiti e un importante ciclo di affreschi trecentesco, con la notevole rappresentazione del Contrasto dei tre vivi e dei tre morti.La facciata, con logge cieche e statue (Cristo Redentore, gli arcangeli Michele e Raffaele, cherubini e serafini e piatti in terracotta decorata, simbolo di ospitalità) doveva presentarsi smagliante di colori. L’importanza del culto della Madonna a Vezzolano è testimoniato dalle opere d’arte che abbracciano un periodo di quasi due secoli.

Contrasto dei tre vivi e dei tre morti

I costosi e rarissimi lapislazzuli

L’elemento più sorprendente dell’interno è il pontile (o jubè, francesismo desunto dall’invito «jube Domine benedicere…» rivolto dal predicatore ai fedeli) che attraversa la chiesa all’altezza della prima campata: rarissima struttura architettonica, è una delle poche ancora esistenti in Italia, molte furono infatti eliminate a seguito del concilio di Trento. Rara struttura architettonica su colonnine, su cui si stende un bassorilievo policromo a due registri sovrapposti raffigurante i Patriarchi e Storie della Vergine, è riferibile alla terza decade del Duecento anche se reca la data 1189. È realizzato in arenaria del Monferrato dipinta, resa preziosa dalle originali coloriture, con l’uso del costoso e rarissimo lapislazzulo proveniente dalle montagne del Caucaso (manto della Vergine e del Cristo): un rarissimo esempio di scultura medievale con policromie intatte.

Un gioiello imperdibile.
L’albero di ginepro della croce

Nel recente restauro del giardino si è posto al centro l’albero di ginepro con il legno del quale, secondo la credenza popolare, era stata costruita la croce di Gesù. Anche i fiori (rosa gallica, iris germanico e il lilium candidum) sono legati alla simbologia religiosa, ed erano gli unici fiori coltivati nei chiostri per adornare l’altare.
lastampa.it

alda luisa corsini