È la libertà o la verità che ci fa paura?
Sarebbe stato interessante poter porre a Papa Francesco qualche domanda nel suo colloquio con i gesuiti slovacchi, lo scorso 12 settembre 2021. In quell’occasione il Papa ha detto che è la libertà che ci fa paura. Sostanzialmente la libertà della novità, della diversità, del guardare in faccia alle persone nella Messa verso il popolo. Ecco perché ci si rifugia nel passato, scadendo nella rigidità e nel clericalismo. Una domanda poteva essere questa: è la libertà che oggi ci spaventa o non piuttosto la verità? La libertà non è illimitata. Potrei decidere anche di andare contro un muro con la mia libertà e di continuare a farlo nonostante che il muro mi respinga. Se decido di non farlo è in virtù della verità, del fatto che c’è un muro. Se non parto dalla verità la libertà è vuota: è un suicidio assistito o una chiesa che brucia.
Luca 15:11-24
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E il padre divise fra loro i beni. Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno. Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati.” Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.