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Via Crucis secondo gli scritti di Maria Valtorta

I STAZIONE

GESU’ E’ CONDANNATO A MORTE

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo. Perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo!


Matteo 17,24 “Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». 25E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». 26Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

[…] E gli ripetono in coro la domanda capziosa: «In nome del Dio vero, di’ a noi: sei il Cristo?». E, avutane la risposta di prima, lo condannano a morte e dànno ordine di condurlo a Pilato. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 604.15)

Dice Gesù:

«Non entrando i giudei da Pilato, uscì Pilato per udire che avesse la turba vociferante e, esperto come era nel governo e nel giudizio, con un solo sguardo comprese che il reo non ero Io, ma quel popolo ubriaco di odio. L’incontro dei nostri sguardi fu una reciproca lettura dei nostri cuori. Io giudicai l’uomo per quel che era. Egli giudicò Me per quel che ero. In Me venne per lui della pietà perché era un uomo debole. Ed in lui venne per Me della pietà perché ero un innocente. Cercò di salvarmi dal primo momento. E, dato che unicamente a Roma era deferito e riserbato il diritto di esercitare giustizia verso i malfattori, tentò di salvarmi dicendo: “Giudicatelo secondo la vostra legge”. Ipocriti per la seconda volta, i giudei non vollero dare condanna. Vero che Roma aveva diritto di giustizia, ma quando, ad esempio, Stefano venne lapidato, Roma imperava tuttora su Gerusalemme ed essi, ciononostante, definirono e consumarono giudizio e supplizio senza curarsi di Roma. Per Me, di cui avevano non amore ma odio e paura – non mi volevano credere Messia, ma non volevano uccidermi materialmente nel dubbio lo fossi – agirono in maniera diversa e mi accusarono come sobillatore contro la potenza di Roma (voi direste: “ribelle”) per ottenere che Roma mi giudicasse. Nella loro aula infame, e più volte nei tre anni del mio ministero, mi avevano accusato d’esser bestemmiatore e falso profeta, e come tale avrei dovuto esser da essi lapidato o comunque ucciso. Ma ora, per non compiere materialmente il delitto di cui sentono per istinto che sarebbero puniti, lo fanno compiere a Roma accusandomi d’esser malfattore e ribelle. Nulla di più facile, quando le folle sono pervertite ed i capi insatanassati, di accusare un innocente …». (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 604)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«…Oh! figli, figli Miei! Perché non persistete a chiedere: “Cosa è la verità”? Essa, la Verità, non chiede che di farsi conoscere, per istruirvi su di essa. Vi sta davanti come a Pilato e vi guarda con occhi di amore supplicante, implorandovi: “Interrogami. Ti istruirò”. Vedi come guardo Pilato? Ugualmente guardo voi tutti così. E, se ho sguardo di sereno amore per chi mi ama e chiede le mie parole, ho sguardi di accorato amore per chi non mi ama, non mi cerca, non mi ascolta. Ma amore, sempre amore, perché l’Amore è la Mia natura.

Pilato mi lascia dove sono, senza interrogare di più, e va dai malvagi che hanno la voce più grossa e che si impongono con la loro violenza. E li ascolta, questo sciagurato che non ha ascoltato Me e che ha respinto con una scrollata di spalle il Mio invito a conoscere la Verità. Ascolta la Menzogna. L’idolatria, quale che sia la sua forma, è sempre portata a venerare ed accettare la Menzogna, quale che sia. E la Menzogna, accettata da un debole, porta il debole al delitto. Pure Pilato, sulle soglie del delitto, mi vuole salvare ancora e una e due volte. È qui che mi manda a Erode. Sa bene che il re astuto, che barcamena fra Roma e il suo popolo, agirà in modo da non ledere Roma e da non urtare il popolo ebreo. Ma, come tutti i deboli, allontana di qualche ora la decisione che non si sente di prendere, sperando che la sommossa plebea si calmi.». (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 604)

Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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II STAZIONE

GESU’ PRENDE LA CROCE

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo. Perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo!

Giovanni 19,17 Gesù, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota.

Portano le croci. Quelle dei due ladroni sono più corte. Quella di Gesù molto più lunga. Io dico che l’asta verticale non lo è meno di un quattro metri. Io la vedo portata già formata. Ho letto su questo, quando leggevo… ossia anni fa, che la croce fu composta sulla cima del Golgota e che lungo il cammino i condannati portavano solo i due pali a fascio sulle spalle. Tutto può essere. Ma io vedo una vera croce, ben contesta, solida, perfettamente incastrata nell’incrocio dei due bracci e ben rinforzata con chiodi e bulloni negli stessi. E infatti, se si pensa che era destinata a sostenere un peso non indifferente, quale è il corpo di un adulto, e sostenerlo anche nelle convulsioni finali, non indifferenti, si comprende che non poteva essere fabbricata lì per lì sulla stretta e scomoda cima del Calvario. Prima di dare la croce a Gesù, gli passano al collo la tavola con la scritta Gesù Nazzareno Re dei Giudei. E la fune che la sostiene si impiglia nella corona, che si sposta e sgraffia dove non è già sgraffiato e penetra in nuovi posti dando nuovo dolore e facendo sgorgare nuovo sangue. La gente ride di sadica gioia, insulta, bestemmia. Ora sono pronti. E Longino dà l’ordine di marcia… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

[…] Gesù scende i tre scalini che dal vestibolo portano sulla piazza. E appare subito evidente che Gesù è in condizioni di forte debolezza. Vacilla nello scendere i tre scalini, impicciato dalla croce che preme sulla spalla tutta piagata, dalla tabella della scritta che ballonzola sul davanti e sega sul collo, dagli ondeggiamenti che imprime al corpo la lunga asta della croce, che sobbalza sugli scalini e sulle asperità del suolo. I giudei ridono, nel vederlo come ubriaco tentennare, e gridano ai soldati: «Urtatelo. Fatelo cadere. Nella polvere il bestemmiatore!». Ma i soldati fanno soltanto ciò che devono, ossia ordinano al Condannato di mettersi in mezzo alla via e di camminare. Longino sprona il cavallo, e il corteo si mette in moto lentamente. E Longino vorrebbe anche fare presto, prendendo la via più breve per andare al Golgota, perché non è sicuro della resistenza del Condannato. Ma la teppa scatenata, e chiamarla teppa è ancora un onore, non vuole così…. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«Popolo mio, vieni al Signore. Io, il Signore, non rigetterò il popolo che viene a Me e, se mi starà vicino, provvederò ad esso ‘finché la giustizia non diventi giudizio, ossia finché il tempo non avrà termine e comincerà l’eternità’ (Sal. 94,15). Aprirò le mie braccia a far scudo a chi in Me crede e mi invoca con cuore contrito e fiducioso della mia misericordia, e ‘li difenderò da coloro che vanno a caccia del giusto e condannano il sangue innocente’ (Sal. 94, 21). Poco ve ne è sulla terra, ma per quel poco darò ancora la grazia.». (I Quaderni del 1944, 26.2.1944)


Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

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III STAZIONE

GESU’ CADE PER LA PRIMA VOLTA

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo. Perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo!


Isaia 53, 5-6 Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. 6Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
[…] Gesù procede ansando. Ogni buca della via è un tranello per il suo piede vacillante e una tortura per le sue spalle impiagate, per il suo capo coronato di spine su cui scende a perpendicolo un sole esageratamente caldo, che ogni tanto si nasconde dietro un tendone plumbeo di nubi.
Ma che, anche se nascosto, non cessa di ardere. Gesù è congestionato dalla fatica, dalla febbre e dal caldo. Penso che anche la luce e gli urli gli debbano dare tormento. E, se non può tapparsi gli orecchi per non sentire quei gridi sgangherati, socchiude gli occhi per non vedere la strada abbacinante di sole… Ma li deve anche riaprire perché inciampa in sassi e buche, e ogni inciampone è dolore perché smuove bruscamente la croce che urta sulla corona, che si sposta sulla spalla piagata e allarga la piaga e accresce il dolore. I giudei non possono più colpirlo direttamente. Ma ancora qualche sasso arriva e qualche bastonata… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608.4)

[…] Ha inizio la salita del Calvario. Una via nuda, senza un filo d’ombra, selciata a pietre sconnesse, che attacca direttamente la salita. Credo che Gesù avesse il cuore molto male a posto dopo la flagellazione e il sudore sanguigno… e non contemplo altro che queste due cose. Gesù soffre perciò acutamente nel salire e col peso della croce che, così lunga come è, deve anche pesare molto. Trova una pietra sporgente e siccome, sfinito come è, alza ben poco il piede, inciampa e cade sul ginocchio destro, riuscendo però a sorreggersi con la mano sinistra. La gente urla di gioia… Si rialza. Procede… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«Per le vostre illecite libertà delle mani ho fatto crocifiggere le mie, inchiodandole al legno, privandole d’ogni moto più che lecito e necessario. I Piedi del vostro Salvatore, dopo essersi affaticati e contusi sulle pietre del mio cammino di Passione, sono stati trafitti, immobilizzati per riparare a tutto il male che voi fate coi piedi, facendo di essi il mezzo per andare ai vostri delitti, furti, fornicazioni. Ho segnato le vie, le piazze, le case, le scale di Gerusalemme, per purificare tutte le vie, le piazze, le scale, le case della Terra da tutto il male che vi era nato sopra e dentro, seminato nei secoli passati e nei secoli avvenire dal vostro mal volere, ubbidiente alle istigazioni di Satana. Le mie Carni si sono maculate, contuse, lacerate per punire in Me tutto il culto esagerato, l’idolatria che voi date alla carne vostra e di chi amate per capriccio di senso o anche per affetto che in sé non è riprovevole ma che rendete tale amando un genitore, un coniuge, un figlio, un fratello più di quanto non amiate Dio. No. Sopra ogni amore ed ogni vincolo della Terra vi è, vi deve essere l’amore per il Signore Iddio vostro. Nessuno, nessuno altro affetto deve essere superiore a questo. Amate i vostri in Dio, non sopra a Dio. Amate con tutti voi stessi Dio.» (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 613)

Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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IV STAZIONE

GESU’ CADE PER LA SECONDA VOLTA

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.


Sal 37,23 Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo e si compiace della sua via. 24 Se egli cade, non rimane a terra, perché il Signore sostiene la sua mano.

[…] Sempre più curvo e ansante, congestionato, febbrile… Il cartello che gli ballonzola davanti gli ostacola la vista; la veste lunga che, ora che Lui va curvo, strascica per terra sul davanti, gli ostacola il passo. Inciampa di nuovo e cade sui due ginocchi, ferendosi di nuovo dove è già ferito; e la croce che gli sfugge di mano e cade, dopo averlo percosso fortemente sulla schiena, lo obbliga a chinarsi a rialzarla ed a faticare per porsela sulle spalle di nuovo. Mentre fa questo, appare nettamente visibile sulla spalla destra la piaga fatta dallo sfregamento della croce, che ha aperto le molte piaghe dei flagelli e le ha unificate in una sola che trasuda siero e sangue, di modo che la tunica bianca è in quel luogo tutta macchiata. La gente ha persino degli applausi per la gioia di vederlo cadere così male… Longino incita a spicciarsi, e i soldati, con colpi di piatto dati con le daghe, sollecitano il povero Gesù a procedere. Si riprende il cammino con una lentezza sempre maggiore, nonostante ogni sollecitazione. Gesù sembra tutt’affatto ebbro, tanto va barcollando, urtando or l’una or l’altra delle file dei soldati, tenendo tutta la via. E la gente lo nota e urla: «Gli è andata al capo la sua dottrina. Vé, vé come traballa! ». E altri, e non sono popolo questi, ma sacerdoti e scribi, sogghignano: «No. Sono i festini in casa di Lazzaro che ancora fanno fumo. Erano buoni? Ora mangia il nostro cibo…», e simili altre frasi. Longino, che si volta ogni tanto, ha pietà e ordina una sosta di qualche minuto. Ed è insultato tanto dalla plebaglia che il centurione ordina alle milizie di caricare. E la folla vile, davanti alle lance che luccicano e minacciano, si allontana urlando e gettandosi qua e là giù per il monte. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«Il Decalogo è la Legge; e il Mio Vangelo è la dottrina che vi rende più chiara questa Legge e più cara a seguirsi. Basterebbero questa Legge e questa Dottrina a fare, degli uomini, dei santi. Ma siete così intralciati dalla vostra umanità – che, in verità, soverchia di troppo in voi lo spirito – che non potete seguire queste vie e cadete; o vi fermate scoraggiati. Dite a voi e a chi vi vorrebbe portare avanti citandovi gli esempi del Vangelo: «Ma Gesù, ma Maria, ma Giuseppe (e giù, giù per tutti i santi) non erano come noi. Erano forti, sono stati subito consolati nel dolore, anche di quel poco dolore che hanno avuto, non sentivano le passioni. Erano già esseri fuori della terra. Quel poco dolore! .non sentivano le passioni!» Il dolore ci è stato l’amico fedele ed ebbe tutti i più vari aspetti e nomi.». (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 35)


Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

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V STAZIONE

GESU’ INCONTRA I PASTORI E POI CADE PER LA TERZA VOLTA

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.


Isaia 53,10 Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

E qui che rivedo, fra i pochi rimasti, emergere da dietro una maceria, forse di qualche muretto franato, il gruppetto dei pastori. Desolati, stravolti, polverosi, stracciati, essi chiamano a loro, con la forza degli sguardi, il loro Maestro. Ed Egli gira il capo, li vede… li fissa come fossero volti di angeli, pare dissetarsi e fortificarsi col loro pianto, e sorride… Viene ridato l’ordine di marcia e Gesù passa proprio davanti a loro e ne ode il pianto angoscioso. Torce a fatica il capo da sotto il giogo della croce e ha un nuovo sorriso… I suoi conforti… Dieci volti… una sosta sotto al cocente sole… E poi subito il dolore della terza completa caduta. E questa volta non è che inciampi. Ma è che cade per subita flessione delle forze, per sincope. Va lungo disteso, battendo il volto sulle pietre sconnesse, rimanendo nella polvere sotto la croce che gli si piega addosso. I soldati cercano rialzarlo. Ma, poiché pare morto, vanno a riferire al centurione. Mentre vanno e vengono, Gesù rinviene, e lentamente, con l’aiuto di due soldati, di cui uno rialza la croce e l’altro aiuta il Condannato a porsi in piedi, si rimette al suo posto. Ma è proprio sfinito. «Fate che non muoia che sulla croce!», urla la folla. «Se lo fate morire avanti, ne risponderete al Proconsole, ricordatelo. Il reo deve giungere vivo al supplizio», dicono i capi degli scribi ai soldati. Questi li fulminano con sguardi feroci, ma per disciplina non parlano. Longino, però, ha la stessa paura dei giudei che il Cristo muoia per via, e non vuole noie. Senza bisogno che nessuno glielo ricordi, sa quale è il suo dovere di preposto alla esecuzione, e provvede. Longino dà, dunque, ordine di prendere la via più lunga, che sale a spirale lungo il monte e che perciò è molto meno ripida. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«La sete. Quale tortura la sete! Eppure lo hai visto. Non ci fu uno, fra tanti, che in quelle ore mi seppe dare una goccia d’acqua. Dalla Cena in poi, Io non ebbi più nessun conforto. E febbre, sole, calore, polvere, dissanguamento, davano tanta sete al vostro Salvatore. Tu l’hai visto che ho respinto il vino mirrato. Non volevo addolcimenti al mio patire. Quando ci si è offerti vittime, bisogna essere vittime senza transazioni pietose, senza compromessi, senza addolcimenti. Occorre bere il calice così come esso è dato. Gustare l’aceto e il fiele sino in fondo. Non il vino drogato che produce intontimento del dolore. Oh! la sorte di vittima è ben severa! Ma beato chi la elegge per sua sorte. Questo il soffrire del tuo Gesù nel suo Corpo innocente.»…

«… Fiumi sarebbero occorsi alla mia sete di allora… E non potevo bere per l’affanno del dolore precordiale. E tu sai cosa è questo dolore… Fiumi sarebbero occorsi poi… e non mi furono dati. Né avrei potuto accettarli per la sempre più forte soffocazione. Ma quanto ristoro mi avrebbero dato al Cuore, se mi fossero stati offerti! Era di amore che morivo. Di amore non dato. La pietà è amore. E in Israele non vi fu pietà.» (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 612)


Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

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VI STAZIONE

GESU’ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.


Luca 23,27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.

E su questa strada sono persone che salgono, ma che non partecipano all’indegna gazzarra degli ossessi che seguono Gesù per godere dei suoi tormenti. Donne, per la più parte, e piangenti e velate, e qualche gruppetto di uomini, molto sparuto in verità, che, più avanti di molto delle donne, sta per scomparire alla vista quando, nel proseguire, la strada gira il monte… Le donne che vanno piangendo , si volgono nel sentire gli urli e vedono che il corteo piega per quella parte. Si fermano, allora, addossandosi al monte, per tema di essere gettate giù dalla china dai violenti giudei. Calano ancor più i loro veli sul volto… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

[…] Quando Gesù giunge alla loro altezza, esse hanno un pianto più alto e si curvano in profondo saluto. Poi si fanno risolutamente avanti. Si accostano a Gesù piangendo e si inginocchiano ai suoi piedi mentre Egli si ferma ansante… e pure sa ancora sorridere a quelle pietose… e parla: «Grazie Giovanna, grazie Niche,… Sara,… Marcella,… Elisa,… Lidia,… Anna,… Valeria,… e tu… Ma… non piangete… su Me… figlie di… Gerusalemme… Ma sui peccati… vostri e su quelli… della vostra città… Benedici… Giovanna… di non avere… più figli… Vedi… è pietà di Dio… non… non avere figli… perché… soffrano di… questo. E anche… tu, Elisabetta… Meglio… come fu… che fra i deicidi… E voi… madri… piangete sui… figli vostri, perché… quest’ora non passerà… senza castigo… E che castigo, se così è per… l’Innocente… Piangerete allora… di avere concepito… allattato e di… avere ancora… i figli… Le madri… di allora… piangeranno perché… in verità vi dico… che sarà fortunato… chi allora… cadrà… sotto le macerie… per primo. Vi benedico… Andate… a casa… pregate… per Me. Addio.». E fra un alto clamore di pianto femminile e di imprecazioni giudee Gesù si rimette in moto. Gesù è di nuovo tutto bagnato di sudore. Sudano anche i soldati e gli altri due condannati, perché il sole di questo giorno temporalesco è scottante come fiamma e il fianco del monte, arroventato di suo, aumenta il calore solare. Cosa deve essere questo sole sulla veste di lana di Gesù, posta sulle ferite dei flagelli, è facile pensare e inorridire… Ma Egli non ha mai un lamento. Soltanto, nonostante la via sia molto meno ripida e non abbia quelle pietre sconnesse dell’altra, così pericolose al suo piede che ormai è strascicante, Gesù barcolla sempre più forte, tornando ad urtare da una fila all’altra dei soldati e piegando sempre più verso terra. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Azaria:

«…Agnello. Più che mai Agnello che non apre la Sua bocca davanti a quelli che lo percuotono, Egli, nel Suo silenzio esteriore, vi parla con i torrenti di scintille divine che escono dall’Ostia SS. in cui la Sua Divinità si annichila e vi dice: “Siate Miei imitatori nella generosità, nella mitezza, nell’umiltà, nella misericordia.” E, come dalla sera del Giovedì all’ora di Nona, vi insegna ad essere redentori…».(Libro di Azaria, 18)
Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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VII STAZIONE

LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU’

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.


Isaia 53,3 Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. 4Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. 5Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità.

[…] Un’altra donna, che ha preso una fanciulla servente con uno scrignetto fra le braccia, apre lo scrignetto, ne trae un lino finissimo, quadrato, e lo offre al Redentore. Questo lo accetta. E poiché non può con una mano sola fare da Sé, la pietosa lo aiuta, badando di non urtargli la corona, a posarselo sul volto. E Gesù preme il fresco lino sulla sua povera faccia e ve lo tiene, come ne trovasse un grande ristoro. Poi rende il lino. … (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608) […]

Giovanni bussa piano all’uscio. «Chi è?». «Io, Madre. Fuori è Niche… É venuta nella notte… Ti ha portato un ricordo… un dono… Spera darti conforto con quello». «Oh! un solo dono mi può confortare! Il sorriso del suo Volto…». «Madre!». Giovanni l’abbraccia per tema che cada e dice, come confidasse il Nome vero di Dio: «Quello è. Il sorriso del suo Volto, impresso nel lino con cui Niche lo ha asciugato sul Calvario». «Oh! Padre! Dio altissimo! Figlio santo! Eterno Amore! Siate benedetti! Il segno! Il segno che vi ho chiesto! Falla, falla entrare!». Maria si siede perché non si regge più e, mentre Giovanni fa cenno alle donne, che occhieggiano, che Niche passi, Ella si ricompone. Niche entra e si inginocchia ai suoi piedi con la servente accanto. Giovanni, ritto in piedi, presso Maria, le tiene il braccio dietro le spalle come per sorreggerla. Niche non dice una parola. Ma apre il cofano, estrae il lino, lo spiega. E il Volto di Gesù, il Volto vivo di Gesù, il doloroso e pur sorridente Volto di Gesù, guarda la Madre e le sorride. Maria ha un grido di amore doloroso e tende le braccia. Le donne le fanno eco dal vano dell’uscio dove si affollano. E la imitano nell’inginocchiarsi davanti al Volto del Salvatore. Niche non trova una parola. Passa il lino dalle sue alle mani materne e si curva poi a baciarne il lembo. E poi esce a ritroso, senza attendere che Maria rinvenga dalla sua estasi. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 612)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«… Dio non delude mai una giusta preghiera e conforta i suoi figli che sperano in Lui. Maria lo prova nel conforto della Veronica. Ella, la povera Mamma, ha stampato negli occhi l’effigie del mio Volto spento. Non può resistere a quella vista. Non è più il suo Gesù quello, invecchiato, enfiato, con gli occhi chiusi che non la guardano, con la bocca contorta che non le parla e sorride. Ma ecco un Volto che è di Gesù vivo. Doloroso, ferito, ma vivo ancora. Ecco il suo sguardo che la guarda, la sua bocca che par dica: “Mamma!”. Ecco il suo sorriso che la saluta ancora.». (I Quaderni del 1944, 20.2.44)
Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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VIII STAZIONE

GESU’ E’ AIUTATO DA SIMONE DI CIRENE

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Marco 5,21 – Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.

[…] Ed è nel fare questo che vede fermo un carretto, certo salito li dalle ortaglie che sono ai piedi del monte, e che attende col suo carico di insalate che la turba sia passata per scendere verso la città. Penso che un poco di curiosità nel Cireneo e nei suoi figli lo abbia fatto salire fin lì, perché non era proprio necessario per lui di farlo. I due figli, sdraiati sull’alto del mucchio verdolino delle verdure, guardano e ridono dietro i giudei fuggenti. L’uomo invece, un robustissimo uomo sui quaranta-cinquant’anni, ritto presso il ciuchino che spaventato cerca di rinculare, guarda attentamente verso il corteo. Longino lo squadra. Pensa gli possa far comodo e ordina: «Uomo, vieni qui». Il Cireneo finge di non sentire. Ma con Longino non si scherza. Ripete l’ordine in un modo tale che l’uomo getta la redine ad un figlio e viene vicino al centurione. «Vedi quell’uomo?», chiede. E nel dire così si volge per indicare Gesù e vede a sua volta Maria, che supplica i soldati di farla passare. Ne ha pietà e urla: «Fate passare la Donna». Poi torna a parlare al Cireneo: «Non può più procedere così carico. Tu sei forte. Prendi la sua croce e portala per Lui sino alla cima». «Non posso… Ho l’asino… e riottoso… i ragazzi non sanno tenerlo…». Ma Longino dice: «Vai, se non vuoi perdere l’asino e acquistare venti colpi di castigo». Il Cireneo non osa più reagire. Urla ai ragazzi: «Andate a casa e presto. E dite che vengo subito», e poi va da Gesù. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608) «…Sappiatelo, o uomini che vi preoccupate unicamente del vostro bene materiale, che anche ai sensi di questo il vostro Dio interviene quando vi vede fedeli alla giustizia che è emanazione di Dio. Io premio sempre chi agisce con rettezza. Io difendo chi mi difende. Io lo amo e soccorro. Sono sempre Quello che ha detto: “Chi darà un bicchier d’acqua in mio nome avrà ricompensa”. A chi mi dà amore, acqua che disseta il mio labbro di Martire divino, Io do Me stesso, ossia protezione e benedizione…».(L’Evangelo come mi è stato rivelato, 604)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Azaria:

«L’Eucarestia tiene presente il Cristo in tutte le Sue operazioni di Cristo. La Sua Incarnazione: l’Eucaristia è una perpetua Incarnazione del Cristo. La Sua vita nascosta: il Tabernacolo è una continua casa di Nazaret. La Sua vita di operaio: Gesù Eucaristia è l’artefice instancabile che lavora le anime. La Sua missione di Sacerdote presso chi muore o chi soffre: come presso il letto di Giuseppe morente e presso tutti quelli che a Lui andavano per essere consolati, così ora Gesù è là per consolare, consigliare, fortificare, domandare, come ai due di Emmaus: “Perché siete così tristi?” e rimanere con voi, Amico e Cireneo, mentre “si fa sera e il giorno declina”, mentre si consuma la via della Croce e l’estrema immolazione. Egli è là come quando evangelizzava le turbe e diceva: “Ho pietà di questo popolo. Diamogli del pane acciò non perisca per via”, e come allora vi evangelizza nelle virtù della carità, dell’umiltà, della pazienza, della mitezza.». (Libro di Azaria, 18)


Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

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IX STAZIONE

GESU’ INCONTRA SUA MADRE

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Luca 2,34 Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

[…] E Maria, sorretta per un gomito da Giovanni, si stacca, maestosa nel suo dolore, dalla costa del monte e si pone risolutamente in mezzo alla strada, scansandosi solo per il sopraggiungere di Longino, che dall’alto del suo morello guarda la pallida Donna e il suo accompagnatore biondo, pallido, dai miti occhi di cielo come Lei. E crolla il capo, Longino, mentre la supera seguito dagli undici a cavallo. Maria cerca passare fra i soldati appiedati. […] proprio mentre Gesù si volge verso la Madre, che solo ora vede venire verso di Lui, perché procede così curvo e ad occhi quasi chiusi che è come fosse cieco, e grida: «Mamma!». É la prima parola, da quando è torturato, che esprima il Suo soffrire. Perché in quel grido c’è la confessione di tutto e ogni suo tremendo dolore di spirito, di morale e di carne… Maria si porta la mano al cuore, come ne avesse una pugnalata, e ha un lieve vacillamento. Ma si riprende, affretta il passo e, mentre va a braccia tese verso la sua Creatura straziata, grida: «Figlio!». Ma lo dice in maniera tale che chi non ha cuore di iena se lo sente fendere per quel dolore. Vedo che anche fra i romani vi è un moto di pietà… eppure sono uomini d’arme, non nuovi alle uccisioni, segnati da cicatrici… Ma la parola «Mamma! » e «Figlio! » sono sempre quelle, e per tutti coloro che, ripeto, non sono peggio delle iene, e sono dette e comprese dovunque, e dovunque sollevano onde di pietà… Il Cireneo ha questa pietà… E poiché vede che Maria non può abbracciare il suo Figlio per via della croce e, dopo avere teso le braccia, le lascia ricadere, persuasa di non poterlo fare – e lo guarda soltanto, volendo sorridere del suo martire sorriso per rincuorarlo, mentre le labbra tremanti bevono il pianto, e Lui, torcendo il capo da sotto il giogo della croce, cerca a sua volta di sorriderle e di inviarle un bacio con le povere labbra ferite e spaccate dalle percosse e dalla febbre – si affretta a levare la croce, e lo fa con delicatezza di padre, per non urtare la corona o strofinare sulle piaghe. Ma Maria non può baciare la sua Creatura… Anche il tocco più lieve sarebbe tortura sulle carni lacerate, e Maria se ne astiene, e poi… i sentimenti più santi hanno un pudore profondo. E vogliono rispetto o almeno compassione. Qui è curiosità e soprattutto scherno. Si baciano solo le due anime angosciate. Il corteo, che si rimette in moto sotto la spinta delle ondate di popolo furente che preme dal fondo, li divide, respingendo la Madre contro il monte, allo scherno di tutto un popolo. …».(L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«Anche la presenza della Madre, se è stata la cosa più desiderata dal mio cuore che aveva bisogno di avere quel conforto nella solitudine infinita che lo circondava, infinita, solitudine veniente da Dio e dagli uomini, è stata tortura. Ella doveva esser là, angelo di carne per impedire alla disperazione di assalirmi come l’angelo spirituale l’aveva impedito nel Getsemani, doveva esser là per unire il mio Dolore al suo per la vostra Redenzione, doveva esser là per ricevere l’investitura di Madre del genere umano. Ma vederla morire ad ogni mio fremito è stato il mio più grande dolore. Neppure il tradimento, neppure la cognizione che il mio Sacrificio sarebbe stato inutile per tanti, questi due dolori che poche ore prima mi erano parsi tanto grandi da farmi sudare sangue, erano paragonabili a questo. Ma tu lo hai visto come è stata grande Maria in quell’ora. Lo strazio non le ha impedito d’esser forte ben più di Giuditta. Questa ha ucciso. Quella si è fatta uccidere attraverso la sua Creatura. E non ha imprecato, e non ha odiato. Ha pregato, ha amato, ha ubbidito. Madre sempre, sino a pensare, fra quelle torture, che il suo Gesù aveva bisogno del suo velo verginale sulle sue carni innocenti per difesa del suo pudore, Ella ha saputo essere nel contempo Figlia del Padre dei Cieli e ubbidire alla sua tremenda volontà di quell’ora. Non ha imprecato, non si è ribellata. Né a Dio, né agli uomini. Ha perdonato a questi. Ha detto “Fiat” a Quello. Anche dopo l’hai udita: “Padre, io ti amo e Tu ci hai amati”! Se lo ricorda e lo proclama che Dio l’ha amata e gli rinnova il suo atto di amore. In quell’ora!» (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 613)


Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

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X STAZIONE

GESU’ SI SPOGLIA DELLE VESTI

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Giovanni 19,23 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vestie sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.

[…] Non appena i condannati sono sul palco fatale, i soldati circondano la piazzuola da tre lati. Non resta vuoto che quello a strapiombo. Il centurione dà ordine al Cireneo di andarsene. E questi se ne va, a malincuore ora, e non direi per sadismo, ma per amore. Tanto che si ferma presso i galilei, dividendo con essi gli insulti che la folla elargisce a questi sparuti fedeli del Cristo. I due ladroni gettano al suolo le loro croci bestemmiando. Gesù tace. La via dolorosa è terminata. (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 608)

[…] Quattro nerboruti uomini, che per l’aspetto mi paiono giudei, e giudei degni della croce più dei condannati, certo della stessa categoria dei flagellatori, saltano da un sentiero sul luogo del supplizio. Sono vestiti di tuniche corte e sbracciate ed hanno in mano chiodi, martelli e funi che mostrano con lazzi ai tre condannati. La folla si agita in un delirio crudele. Il centurione offre a Gesù l’anfora perché beva la mistura anestetica di vino mirrato. Ma Gesù la rifiuta. I due ladroni invece ne bevono molta. Poi l’anfora, dall’ampia bocca svasata, viene posta presso un grosso sasso, quasi sullo scrimolo della cima. Viene dato l’ordine ai condannati di spogliarsi. I due ladroni lo fanno senza nessun pudore. …](L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

[…] Gesù, che si spoglia lentamente per lo spasimo delle ferite, lo ricusa. Forse pensa conservare le corte brache che ha tenute anche nella flagellazione. Ma, quando gli viene detto di levarsi anche le stesse, Egli tende la mano per mendicare lo straccio dei boia a difesa della sua nudità. É proprio l’Annichilito fino a dover chiedere uno straccio ai delinquenti. Ma Maria ha visto e si è sfilata il lungo e sottile telo bianco, che le vela il capo sotto al manto oscuro e nel quale Ella ha già versato tanto pianto. Se lo leva senza far cadere il manto, lo dà a Giovanni perché lo porga a Longino per il Figlio. Il centurione prende il velo senza fare ostacolo e, quando vede che Gesù sta per denudarsi del tutto, stando voltato non verso la folla ma verso la parte vuota di popolo, mostrando così la sua schiena rigata di lividi e di vesciche, sanguinante di ferite aperte o dalle croste oscure, gli porge il lino materno. E Gesù lo riconosce. Se ne avvolge a più riprese il bacino, assicurandoselo per bene perché non caschi… E sul lino, fino allora solo bagnato di pianto, cadono le prime gocce di sangue, perché molte delle ferite, appena coperte di coagulo, nel chinarsi per levarsi i sandali e deporre le vesti si sono riaperte e il sangue riprende a sgorgare. … (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«Ma riflettete quale dolore dovevo avere nel mio povero cervello, andato all’agonia del Venerdì già tutto un dolore per lo sforzo subito nella sera del Giovedì, nel mio povero cervello al quale saliva la febbre di tutto il Corpo straziato e delle intossicazioni provocate dalle torture! E nel Capo gli occhi ebbero la loro, e la sua ebbe la bocca, e la sua il naso, e la sua la lingua. Per riparare ai vostri sguardi così amanti di vedere ciò che è male e così dimentichi di cercare Dio, per riparare alle troppe e troppo bugiarde e sporche e lussuriose parole che dite invece di usare le labbra per pregare, per insegnare, per confortare; ebbero la sua tortura il naso e la lingua per riparare alle vostre golosità e alla vostra sensualità d’olfatto, per cui pure commettete delle imperfezioni che sono terreno a più gravi colpe, e delle colpe con l’avidità di cibi superflui, senza pietà di chi ha fame, di cibi che vi potete permettere molte volte ricorrendo a mezzi illeciti di guadagno. I miei organi non furono esenti dal soffrire. Non uno di essi. Soffocazioni e tosse per i polmoni contusi dalla barbara flagellazione e resi edematici dalla posizione sulla croce. Affanno e dolore al cuore spostato e reso infermo dalla crudele flagellazione, dal dolore morale che l’aveva preceduta, dalla fatica della salita sotto il grave peso del legno, dall’anemia consecutiva a tutto il sangue che già aveva sparso. Fegato congesto, milza congesta, reni contuse e congeste. Tu l’hai vista la corona di lividi che stava intorno ai miei reni. I vostri scienziati, per dare una prova alla vostra incredulità rispetto a quella prova del mio patire che è la Sindone, spiegano come il sangue, il sudore cadaverico e l’urea di un corpo sopraffaticato abbiano potuto, mescolandosi agli aromi, produrre quella naturale pittura del mio Corpo estinto e torturato. Meglio sarebbe credere senza aver bisogno di tante prove per credere. Meglio sarebbe dire: “Ciò è opera di Dio” e benedire Iddio che vi ha concesso di avere la prova irrefragabile della mia Crocifissione e delle precedenti torture!». (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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XI STAZIONE

GESU’ È INCHIODATO SULLA CROCE

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Giovanni 19,16 Essi presero Gesù 17ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.

[…] Il boia appoggia la punta del chiodo al polso, alza il martello e dà il primo colpo. Gesù, che aveva gli occhi chiusi, all’acuto dolore ha un grido e una contrazione, e spalanca gli occhi nuotanti fra le lacrime. Deve essere un dolore atroce quello che prova… Il chiodo penetra spezzando muscoli, vene, nervi, frantumando ossa… Maria risponde al grido della sua Creatura torturata con un gemito che ha quasi del lamento di un agnello sgozzato, e si curva, come spezzata, tenendosi la testa fra le mani. Gesù, per non torturarla, non grida più. Ma i colpi ci sono, metodici, aspri, di ferro contro ferro… e si pensa che sotto è un membro vivo quello che li riceve. La mano destra è inchiodata. Si passa alla sinistra. Il foro non corrisponde al carpo. Allora prendono una fune, legano il polso sinistro e tirano fino a slogare la giuntura e a strappare tendini e muscoli, oltre che lacerare la pelle già segata dalle funi della cattura. Anche l’altra mano deve soffrire, perché è stirata per riflesso, e intorno al suo chiodo si allarga il buco. Ora si arriva appena all’inizio del metacarpo, presso il polso. Si rassegnano e inchiodano dove possono, ossia fra il pollice e le altre dita, proprio al centro del metacarpo. Qui il chiodo entra più facilmente ma con maggiore spasimo, perché deve recidere nervi importanti, tanto che le dita restano inerti, mentre le altre della destra hanno contrazioni e tremiti che denunciano la loro vitalità. Ma Gesù non grida più, ha solo un lamento roco dietro le labbra fortemente chiuse, e lacrime di spasimo cadono per terra dopo esser cadute sul legno. Ora è la volta dei piedi. A un due metri e più dal termine della croce è un piccolo cuneo, appena sufficiente ad un piede. Su questo vengono portati i piedi per vedere se va bene la misura. E dato che è un poco in basso e i piedi arrivano male, stiracchiano per i malleoli il povero Martire… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

PAUSA DI SILENZIO

[…] Le sofferenze sono sempre più forti. Il corpo ha i primi inarcamenti propri della tetania e ogni clamore di folla li esaspera. La morte delle fibre e dei nervi si estende dalle estremità torturate al tronco, rendendo sempre più difficoltoso il moto respiratorio, debole la contrazione diaframmatica e disordinato il movimento cardiaco. Il volto di Cristo passa alternativamente da vampe di rossore intensissimo a pallori verdastri di morente per dissanguamento. La bocca si muove con maggiore fatica, perché i nervi sovraffaticati del collo e del capo stesso, che hanno per decine di volte fatto da leva al corpo tutto puntandosi sulla sbarra trasversa della croce, propagano il crampo anche alle mascelle. La gola, enfiata dalle carotidi ingorgate, deve dolere ed estendere il suo edema alla lingua, che appare ingrossata e lenta nei movimenti. La schiena, anche nei momenti che le contrazioni tetanizzanti non la curvano ad arco completo dalla nuca alle anche, appoggiate come punti estremi al tronco della croce, si arcua sempre più in avanti, perché le membra divengono sempre più pesanti del peso delle carni morte. La gente vede poco e male queste cose, perché la luce è ormai di un cenere cupo, e solo chi è ai piedi della croce può vedere bene… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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XII STAZIONE

GESU’ MUORE IN CROCE

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Giovanni 19,25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

[…] Il respiro è sempre più anelante, ma interciso. É già più un rantolo sincopato che un respiro. Ogni tanto un colpo di tosse penosa porta una schiuma lievemente rosata alle labbra. E le distanze fra una espirazione e l’altra diventano sempre più lunghe. L’addome è già fermo. Solo il torace ha ancora dei sollevamenti, ma faticosi, stentati… La paralisi polmonare si accentua sempre più. E sempre più fievole, tornando al lamento infantile del bambino, viene l’invocazione: «Mamma!». E la misera mormora: «Sì, tesoro, sono qui». E quando la vista che si vela gli fa dire: «Mamma, dove sei? Non ti vedo più. Anche tu mi abbandoni?», e non è neanche una parola, ma un mormorio che appena è udibile da chi più col cuore che con l’udito raccoglie ogni sospiro del Morente, Ella dice: «No, no, Figlio! Non ti abbandono io! Sentimi, caro… La Mamma è qui, qui è… e solo si tormenta di non poter venire dove Tu sei…». É uno strazio… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

[…] Ancora un silenzio. Poi, pronunciata con infinita dolcezza, con ardente preghiera, la supplica: «Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio!». Ancora un silenzio. Si fa lieve anche il rantolo. É appena un soffio limitato alle labbra e alla gola. Poi, ecco, l’ultimo spasimo di Gesù. Una convulsione atroce, che pare voglia svellere il corpo infisso, coi tre chiodi, dal legno, sale per tre volte dai piedi al capo, scorre per tutti i poveri nervi torturati; solleva tre volte l’addome in una maniera anormale, poi lo lascia dopo averlo dilatato come per sconvolgimento dei visceri, ed esso ricade e si infossa come svuotato; alza, gonfia e contrae tanto fortemente il torace, che la pelle si infossa fra coste e coste che si tendono, apparendo sotto l’epidermide e riaprendo le ferite dei flagelli; fa rovesciare violentemente indietro, una, due, tre volte il capo, che percuote contro il legno, duramente; contrae in uno spasimo tutti i muscoli del volto, accentuando la deviazione della bocca a destra, fa spalancare e dilatare le palpebre sotto cui si vede roteare il globo oculare e apparire la sclerotica. Il corpo si tende tutto; nell’ultima delle tre contrazioni è un arco teso, vibrante, tremendo a vedersi, e poi un grido potente, impensabile in quel corpo sfinito, si sprigiona, lacera l’aria, il «grande grido» di cui parlano i Vangeli e che è la prima parte della parola «Mamma»… E più nulla… La testa ricade sul petto, il corpo in avanti, il fremito cessa, cessa il respiro. É spirato… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Maria:

«Dall’alto della Croce erano scese lente le parole, spaziate nel tempo come battere d’ore ad un orologio celeste. Ed io le avevo tutte raccolte, anche quelle che a me meno si riferivano, perché anche un sospiro del Morente era raccolto, bevuto, aspirato, dal mio udito, dal mio occhio, dal mio cuore. “Donna, ecco Tuo figlio”. E generati dal mio dolore ho dato figli al Cielo da quel momento. Parto verginale come il mio primo, questo mistico parto di voi per Lui. Io vi do alla luce dei Cieli attraverso il Mio Figlio e il mio dolore. E questo generare, che ebbe principio da quelle parole, se non ha ululi di carne squarciata, perché la mia carne era immune da colpa e dalla condanna del generare attraverso al dolore, il cuore squarciato ululò senza voce col singulto muto dello spirito, e posso dire che voi nascete attraverso il varco aperto dal mio dolore di Madre nel mio cuore di Vergine. Ma la parola-regina di quel crudele pomeriggio d’aprile era sempre una: “Mamma!”. Conforto del Figlio solo a chiamarmi, poiché sapeva quanto l’amavo e come lo spirito mio ascendesse sulla Sua Croce per baciare il Mio santo Torturato. Sempre più sovente ripetuta e più straziantemente ripetuta mano a mano che lo spasimo cresceva come marea che monta. Il grande grido di cui parlano gli evangelisti fu questa parola. Aveva tutto detto e tutto compiuto, aveva affidato lo spirito al Padre Suo ed invocato il Padre sul Suo smisurato dolore. Ed il Padre non s’era mostrato a Questo nel quale fino a quell’ora si era compiaciuto e che ora, carico dei peccati di un mondo, era guardato con rigore da Dio. La Vittima chiamò la Madre. Con urlo di lacerante dolore che trafisse i Cieli, facendone piovere perdono, e che trafisse il cuore, facendone piovere sangue e pianto.». (I Quaderni del 1943, 8 dicembre)


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XIII STAZIONE

GESU’ VIENE DEPOSTO DALLA CROCE

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Giovanni 19,38 Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

[…] Il palmo sinistro è schiodato. Il braccio cade lungo il Corpo, che ora pende semistaccato. Dicono a Giovanni di salire lui pure, lasciando le scale alle donne. E Giovanni, montato sulla scala dove prima era Nicodemo, si passa il braccio di Gesù intorno al collo e lo tiene così, tutto abbandonato sul suo òmero, abbracciato dal suo braccio alla vita e tenuto per la punta delle dita per non urtare l’orrendo squarcio della mano sinistra, che è quasi aperta. Quando i piedi sono schiodati, Giovanni fatica non poco a tenere e sostenere il Corpo del suo Maestro fra la croce e il suo corpo. Maria si pone già ai piedi della croce, seduta con le spalle alla stessa, pronta a ricevere il suo Gesù nel grembo. Ma schiodare il braccio destro è l’operazione più difficile. Nonostante ogni sforzo di Giovanni, il Corpo pende tutto in avanti e la testa del chiodo sprofonda nella carne. E, poiché non vorrebbero ferirlo di più, i due pietosi faticano molto. Finalmente il chiodo è afferrato dalla tenaglia e estratto piano, piano. […] Giovanni tiene sempre Gesù per le ascelle, con la testa rovesciata sulla sua spalla, mentre Nicodemo e Giuseppe lo afferrano uno alle cosce, l’altro ai ginocchi, e cautamente scendono così dalle scale. Giunti a terra, vorrebbero adagiarlo sul lenzuolo che hanno steso sui loro mantelli. Ma Maria lo vuole. Si è aperta il manto, lasciandolo pendere da una parte, e sta con le ginocchia piuttosto aperte per fare cuna al suo Gesù. Mentre i discepoli girano per darle il Figlio, la testa coronata ricade all’indietro e le braccia pendono verso terra, e struscerebbero al suolo con le mani ferite se la pietà delle pie donne non le tenessero per impedirlo. Ora è in grembo alla Madre…

[…] E quando può levare questa torturante corona, si curva a medicare tutti gli sgraffi delle spine con i baci. Con la mano tremante divide i capelli scomposti, li ravvia e piange, e parla piano, piano, e asciuga con le dita le lacrime che cadono sulle povere carni gelide e sanguinose, e pensa di pulirle col pianto e col suo velo, che è ancora ai lombi di Gesù. E ne tira a sé una estremità, e con quella si dà a detergere ed asciugare le membra sante. E sempre torna in carezze sul volto, e poi sulle mani, e poi carezza le ginocchia contuse, e poi risale ad asciugare il Corpo, su cui cadono lacrime e lacrime. È nel fare questo che la sua mano incontra lo squarcio del costato. La piccola mano, coperta dal lino sottile, entra quasi tutta nell’ampia bocca della ferita. Maria si curva per vedere, nella semiluce che si è formata, e vede. Vede il petto aperto e il cuore di suo Figlio. Urla, allora. Sembra che una spada apra a Lei il cuore. Urla, e poi si rovescia sul Figlio e pare morta Lei pure…
(L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Maria:

«No! No! Oh! che il vostro non credere, alleandosi alla tentazione di Satana, mi mette il dubbio nel cuore! E dovrei non crederti, o Figlio? Non credere alla tua santa parola?! Oh! dilla all’anima mia! Parla. Dalle sponde lontane, dove sei andato a liberare gli attendenti la Tua venuta, getta la Tua voce d’anima alla mia anima protesa, alla mia che è qui, tutta aperta a ricevere la Tua voce. Dillo a tua Madre che torni! Di’: “Al terzo giorno risorgerò”. Te ne supplico, Figlio e Dio! Aiutami a proteggere la mia fede. Satana la attorciglia nelle spire per strozzarla. Satana ha levato la sua bocca di serpe dalla carne dell’uomo, perché Tu gli hai strappato questa preda, e ora ha confitto l’uncino dei suoi denti velenosi nella carne del mio cuore e me ne paralizza i palpiti, e la forza, e il calore. Dio! Dio! Dio! Non permettere che io diffidi! Non lasciare che il dubbio mi agghiacci! Non dare libertà a Satana di portarmi a disperare! Figlio! Figlio! Mettimi la mano sul cuore. Caccerà Satana. Mettimela sul capo. Vi riporterà la luce. Santifica con una carezza le mie labbra, perché si fortifichino a dire: “Credo” anche contro tutto un mondo che non crede…» (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 610)

Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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XIV STAZIONE

GESÙ È POSTO NEL SEPOLCRO

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo. Perchè con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Giovanni 19,41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, poseroGesù.

[…] Ella grida: «Dove, dove ti metterò, che sia sicuro e degno di Te?», Giuseppe D’Arimatea, tutto curvo in un inchino riverente, la mano aperta appoggiata sul petto, dice: «Confortati, o Donna! Il mio sepolcro è nuovo e degno di un grande. Lo dono a Lui. E questo, Nicodemo, amico, già nel sepolcro ha portato gli aromi, ché egli questo vuole offrire di suo. Ma, te ne prego, poiché la sera si avvicina, lasciaci fare… È Parasceve. Sii buona, o Donna santa!». Anche Giovanni e le donne pregano in tal senso, e Maria si lascia levare dal grembo la sua Creatura, e si alza, affannosa, mentre lo avvolgono nel lenzuolo, pregando: «Oh! fate piano!». Nicodemo e Giovanni alle spalle, Giuseppe ai piedi, sollevano la Salma avvolta non solo nel lenzuolo, ma appoggiata anche sui mantelli che fanno da portantina, e si avviano giù per la via. Maria, sorretta dalla cognata e dalla Maddalena, seguita da Marta, Maria di Zebedeo e Susanna, che hanno raccolto i chiodi, le tenaglie, la corona, la spugna e la canna, scende verso il sepolcro. Sul Calvario restano le tre croci, di cui quella di centro è nuda e le due altre hanno il loro vivo trofeo che muore… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 609)

[…] Assisto alla sepoltura di Nostro Signore. Il piccolo corteo, dopo aver sceso il Calvario, trova alla base dello stesso, scavato nel calcare del monte, il sepolcro di Giuseppe. In esso entrano i pietosi col Corpo di Gesù. Vedo il sepolcro fatto così. È un ambiente ricavato nella pietra in fondo ad una ortaglia tutta in fiore. Sembra una grotta, ma si capisce scavata dalla mano dell’uomo…

[…] I due portatori scoprono Gesù. Mentre essi preparano, in un angolo, su una specie di mensola, alla luce di due torce, le bende e gli aromi, Maria si curva sul Figlio e piange. E daccapo lo asciuga col velo che è ancora ai lombi di Gesù. È l’unico lavacro che ha il Corpo di Gesù, questo delle lacrime materne, e se sono copiose e abbondanti non servono però che a levare superficialmente e parzialmente polvere, sudore e sangue di quel Corpo torturato. Maria non si stanca di carezzare quelle membra gelate. Con una delicatezza ancor maggiore che se toccasse quelle di un neonato, Ella prende le povere mani straziate, le stringe fra le sue, ne bacia le dita, le stende, cerca di riunire le slabbrature delle ferite come per medicarle, perché dolgano meno, si appoggia sulle guance quelle mani che non possono più accarezzare, e geme, geme nel suo dolore atroce. Raddrizza e unisce i poveri piedi, che stanno così abbandonati, come mortalmente stanchi di tanto cammino fatto per noi. Ma essi si sono troppo spostati sulla croce, e specie il sinistro sta quasi per piatto come non avesse più caviglia. Poi torna al Corpo e lo carezza, così freddo e già rigido, e quando vede una nuova volta lo squarcio della lancia che ora, nella posizione supina del Salvatore sulla lastra di pietra, è aperto e beante come una bocca, lasciante vedere meglio ancora la cavità toracica – la punta del cuore appare distintamente fra lo sterno e l’arco costale sinistro, e due centimetri circa sopra di essa vi è l’incisione fatta dalla punta della lancia nel pericardio e nel cardio, lunga un buon centimetro e mezzo, mentre quella esterna al costato destro è di almeno sette – Maria grida di nuovo come sul Calvario. Sembra che la lancia trapassi Lei, tanto Ella si contorce nel suo dolore, portando le mani al cuore suo, trafitto come quello di Gesù… (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 610)

PAUSA DI SILENZIO

Dice Gesù:

«E la tortura continuò con assalti periodici sino all’alba della Domenica. Io ho avuto, nella Passione, una sola tentazione. Ma la Madre, la Donna, espiò per la donna, colpevole di ogni male, più e più volte. E Satana sulla Vincitrice infierì con centuplicata ferocia. Maria l’aveva vinto. Su Maria la più atroce tentazione. Tentazione alla carne della Madre. Tentazione al cuore della Madre. Tentazione allo spirito della Madre. Il mondo crede che la Redenzione ebbe fine col Mio ultimo anelito. No. La compì la Madre, aggiungendo la Sua triplice tortura per redimere la triplice concupiscenza, lottando per tre giorni contro Satana che la voleva portare a negare la mia Parola e non credere nella mia Risurrezione. Maria fu l’unica che continuò a credere!». (L’Evangelo come mi è stato rivelato, 610).

Padre Nostro… Santa Madre, deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.


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Niko Sanpatrizio
Molti Cristiani non si vogliono rendere conto che l'unico modo per arrivare alla Vittoria è la Croce. Ormai quasi tutte le nostre preghiere sono rivolte alla salute del corpo, dimenticando che par quanto è un Dono di Dio, é sempre un dono secondario necessario a meritarci la Vita Eterna. Dio nulla concede senza sacrificio, perchè quando lo ha fatto con Adamo ed Eva non ha funzionato. Leggiamo …More
Molti Cristiani non si vogliono rendere conto che l'unico modo per arrivare alla Vittoria è la Croce. Ormai quasi tutte le nostre preghiere sono rivolte alla salute del corpo, dimenticando che par quanto è un Dono di Dio, é sempre un dono secondario necessario a meritarci la Vita Eterna. Dio nulla concede senza sacrificio, perchè quando lo ha fatto con Adamo ed Eva non ha funzionato. Leggiamo cosa dice il Padre Eterno a Maria Valtorta:
Maria Valtorta - QUADERNI DAL 1945 AL 1950 - CAPITOLO 464 - 20 marzo 1945
Dice Il Padre Eterno: "Vi pare dura la parola che dice la verità. Vorreste solo parole di misericordia. Potete dire di meritarla? Non è misericordia anche la Voce severa che vi parla di castigo incitandovi a pentirvi? E vi pentite forse?
Questo desiderio di sentire solo promesse di bontà, questa smania di avere da Dio solo carezze è la deviazione della Religione. Avete reso epicureismo anche questa sublime cosa che è la Religione nel Dio vero. Da essa volete godimento. Non volete dare ad essa sforzo. Volete adagiarvi in una comoda transazione fra il comandato e quello che a voi piace. E pretendereste che Dio venisse a questo adattamento. Un tempo fu detto "quietismo" questo vizio spirituale. Ancora è detto dai dottori di spirito. Io sono più severo e lo chiamo epicureismo dello spirito.
Dalla Religione, da Dio, dalla sua Parola vorreste avere solo quanto accarezza il senso. Perché così siete discesi che anche lo spirito avete reso sensuale.
Perciò volete dargli sensazioni e brividi tutti umani. Sembrate quei folli di altre religioni che provocano con opportune cerimonie uno stato psichico anormale per godere le false estasi dei loro paradisi".

Ne abbiamo ulteriore conferma in questo video che riprende alcuni passi degli scritti della Venerabile Suor Consolata Betrone:
www.youtube.com/watch
Dana22
Marziale
Ottimo