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Ecco le regole per il digiuno e l’astinenza da osservare durante la Quaresima

Secondo il Codice di Diritto Canonico, cann. 1249-1253, i fedeli cattolici dei vari riti latini sono tenuti contemporaneamente sia al digiuno ecclesiastico sia all'astinenza dalle carni due volte l'anno, il Mercoledì delle Ceneri (per il rito ambrosiano, il primo venerdì di Quaresima) e il Venerdì Santo.

L'obbligo del digiuno inizia a 18 anni compiuti. Precedentemente il termine era fissato a 21 anni. Così prescrivevano già Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 147; e il Catechismo di Pio X, 487. Il nuovo termine di 18 anni è stato introdotto con il Codice di Diritto Canonico del 1983.

L'obbligo del digiuno termina a 60 anni incominciati. Tuttavia, i fedeli sono dispensati dall'obbligo del digiuno in taluni casi. La regola del digiuno obbliga a fare un solo pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate.

L'acqua e le medicine sia solide sia liquide si possono assumere liberamente. I parroci possono, per giusta causa, dispensare i singoli fedeli o le famiglie dall'osservanza del digiuno e dell'astinenza, o commutarlo con altre opere pie.

L'insieme di queste norme costituisce il quarto dei cinque precetti generali della Chiesa: "In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno", che nel Catechismo di Pio X figurava al secondo posto.

Il suo fine è garantire ai fedeli il minimo necessario nell'impegno penitenziale (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2041); tuttavia "per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo" (can. 1249 del Codice di Diritto Canonico), specialmente nel tempo penitenziale della Quaresima; i Vescovi italiani hanno suggerito, a tal proposito, nuove forme di penitenza accanto a quelle tradizionali, come l'astensione dal fumo e dalle bevande alcoliche, dalla ricerca di forme smodate di divertimento, dai comportamenti consumistici, e dalla televisione.

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In cosa consiste il digiuno ecclesiastico? Consiste nel fare un solo pasto senza carne, a cui è permesso di aggiungere la colazione del mattino e della sera o della metà del giorno (a seconda delle proprie abitudini). In generale, la colazione del mattino consiste in una bevanda e un po’ di pane, e quella della sera o della metà del giorno in circa ¼ di un pasto normale.

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Ferme restando le norme ecclesiastiche a cui ogni battezzato nella Chiesa cattolica deve attenersi per i due giorni di digiuno comandati, esistono poi diverse forme di digiuno a cui liberamente è possibile assoggettarsi, in modo particolare nel tempo della sacra Quaresima. Ecco uno schema essenziale:

- Quello tradizionale è il digiuno dal cibo, ma una forma di digiuno può anche essere la rinuncia ai media o ad altre abitudini.

- Un digiuno assoluto o che prevede solo l’assunzione di acqua richiede di astenersi da tutti i solidi e liquidi esclusa, appunto, l'acqua.

- Un digiuno liquido richiede di astenersi da tutti i cibi solidi, ma si possono bere tutti i liquidi.

- Un digiuno parziale richiede di astenersi da certi cibi o da tutti gli alimenti durante una parte del giorno oppure anche di astenersi da alcuni cibi durante tutto il giorno

- La rinuncia a cose e ad abitudini (fioretti) richiede di astenersi da un certo tipo di comportamento, di cosa o attività lungo un certo arco di tempo (un giorno, una settimana, un mese, ecc.).

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ALCUNE CHIARIFICAZIONI CIRCA IL DIGIUNO CRISTIANO

Indubbiamente il digiuno tocca l’ambito della gola, che è quello del mangiare e del bere. È un ambito al quale tutti per natura siamo attaccati perché tutti abbiamo bisogno di mangiare e di bere. Ma è fuori dubbio che i piaceri legati ad alcuni cibi e bevande possono prendere il sopravvento e indurre a nutrirsi più di quanto se ne abbia bisogno e ad assumere bevande che possono offuscare la lucidità della mente. Di qui la necessità di regolarsi e talvolta anche di “castigarsi”.

Per dilatazione il digiuno si esprime in altri ambiti della vita dove vi può essere un attaccamento disordinato.

Allora tanto per la gola quanto per gli altri ambiti della vita il primo digiuno consiste nell’astenersi da ogni tipo di disordine e cioè dal peccato. Per essere più espliciti si dovrà esercitare il digiuno nell’ambito dei sette vizi capitali: nella superbia, nell’avarizia, nella lussuria, nell’ira, nella gola, nell’invidia e nell’accidia.

Inteso in questo modo, il digiuno va fatto sempre, anche nei giorni festivi.

Oltre a questo, il digiuno – soprattutto quello strettamente inteso – ha anche un significato penitenziale e pertanto di espiazione e di riparazione per le proprie colpe e anche per quelle degli altri perché nel vincolo della carità formiamo tutti una cosa sola. Qui la Chiesa interviene con la sua disciplina. Ma ricordando che il digiuno è nell’ordine dei mezzi e che la complessione psico-fisica delle persone è assolutamente individuale e che non è possibile stabilire misure uguali per tutti la Chiesa lo precetta in forme minime e solo per due giorni all’anno, il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo, e a determinate condizioni. La Chiesa sa che alcuni non possono digiunare, ma anzi hanno l’urgenza di mangiare per compiere alcuni lavori pesanti, per ristabilirsi in salute oppure per essere in forze per compiere adeguatamente il proprio dovere.

Mangiare solo pane e acqua non è mai precettato dalla Chiesa. Per alcuni può essere eccessivo e contro ogni forma di buon senso e di prudenza. Lo lascia alla discrezione dei singoli, ma raccomandando di farsi illuminare e guidare dalle indicazioni del confessore o della propria guida spirituale. Nella tradizione monastica il digiuno viene effettuato per due giorni la settimana: il mercoledì (in memoria del tradimento di Giuda) e il venerdì santo (in memoria della crocifissione e morte di Nostro Signore).

Oltre al significato espiatorio e penitenziale il digiuno viene fatto per rinforzare la propria preghiera. In questo senso Davide digiunò quando il bambino avuto da Bersabea era gravemente malato (2 Sam 12,16). Animato da una carità più viva, il digiuno diventa un grido più forte elevato a Dio. Può essere fatti dunque per le proprie necessità ma anche per quelle altrui.

Oppure viene compiuto per prepararsi meglio alle feste e disporsi con maggiore purezza di anima e di corpo a vivere i misteri della vita di Cristo e a ricevere le grazie che il Signore ha decretato di darci.

(Padre Angelo Bellon, OP)
Diodoro
N.S.dellaGuardia
"La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti..."
N.S.dellaGuardia
Che questo allarme per presunte epidemie sia scattato praticamente in concomitanza con la Quaresima è un segno, ed un'opportunità da non perdere. (Niente equivoci tra quarantena e Quaresima...).
Offriamo preghiere e digiuni non solo perché l'epidemia non abbia luogo o passi senza fare danni, ma anche perché sia occasione per tutti per riflettere sulla centralità della Fede e della preghiera …More
Che questo allarme per presunte epidemie sia scattato praticamente in concomitanza con la Quaresima è un segno, ed un'opportunità da non perdere. (Niente equivoci tra quarantena e Quaresima...).
Offriamo preghiere e digiuni non solo perché l'epidemia non abbia luogo o passi senza fare danni, ma anche perché sia occasione per tutti per riflettere sulla centralità della Fede e della preghiera nella vita, e sull'importanza delle Grazie che Dio ci manda! Nulla possiamo senza di Lui, ed a Lui tutto dobbiamo.
Soprattutto chiediamo che le Messe non siano più vietate, anzi si moltiplichino le iniziative di richieste di Grazie attraverso penitenza e preghiere, magari con processioni pubbliche, portando l'Eucarestia esposta per tutti.
Che Dio mandi i suoi Angeli e la Nostra Madre Celeste Maria Santissima a consolare quanti sono nella prova.