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Danilo Quinto
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Tra MinCulPop e ortodossia catto-comunista - Danilo Quinto - 18.12.'19

Il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto al Presidente del Senato l'autorizzazione a procedere per sequestro di persona nei confronti di Salvini. Ora, la richiesta sarà discussa dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi dal Parlamento.

In questo caso, come in altri casi, Salvini ha fatto quello che vorrebbe si facesse la stragrande maggioranza degli italiani, ma questo evidentemente non conta. Così come non conta che le decisioni che ha preso da Ministro degli Interni erano condivise dall'intero Governo, compreso l’attuale Presidente del Consiglio, che ha trovato un mezzo formidabile per accreditarsi presso il PD: attaccare un giorno sì e l’altro pure, il suo ex vice-Presidente del Consiglio.

Siamo testimoni passivi di un fatto mai accaduto nella storia del nostro Paese. L'intero sistema di potere – con la comunicazione e l’informazione che giocano la parte del leone - si è coalizzato da due anni contro una parte politica, che alle ultime elezioni (quelle europee) è stata votata da 9.175.208 cittadini, pari al 34,3 % dei voti. Il “collante” dell'attuale Governo è questo. Un collante che definire miserevole è poco, al quale si aggiungono tre elementi: la conservazione delle poltrone da parte di quei parlamentari che sanno di non poter essere rieletti, con l’acquisizione delle relative prebende pensionistiche; la nomina di centinaia burocrati di Stato che rispondano a questo potere e a null’altro; l’elezione, nel 2023, di un Presidente della Repubblica omogeneo all’ideologia dominante, che già è stato indicato nella persona di Romano Prodi, il catto-comunista partecipante – per sua stessa ammissione – alla seduta spiritica del 1978 che indicò il nome “Gradoli” durante il sequestro Moro; il catto-comunista che ha introdotto in Italia la tragedia dell’euro e che poi è stato premiato con cinque anni di presidenza della Commissione europea; il catto-comunista che da presidente dell’IRI ha concorso alla distruzione dell’industria pubblica italiana; il catto-comunista che portò per la prima volta al Governo i radicali di Pannella e Bonino.

Comprendo che Salvini voglia "arginare" quest'accerchiamento e “rompere” l’isolamento con la proposta di un “Governo di tutti”, per poi votare – come lui dice - come sta facendo da alcuni giorni, ma questa non è la strada da percorrere. La stagione degli "inciuci", della solidarietà nazionale, del consociativismo, dei "Patti del Nazareno", ha fatto danni enormi al nostro Paese, procrastinandone l’agonia. E’ una mera illusione percorrere questa strada. Chi lo assicura, poi, che dopo gli “inciuci” ci sarà il voto?

L’ideologia post-comunista – che di volta in volta si avvale, per attuare i suoi progetti, di entità apparentemente ad essa “estranee”, come il Movimento Cinque Stelle o le Sardine – è troppo radicata nel Paese, dal punto di vista culturale, sociale e politico. Basti solo pensare al fatto che la legge finanziaria votata al Senato – praticamente senza essere discussa, fatto assolutamente deplorevole e per molti aspetti anticostituzionale – prevede uno stanziamento di 400 milioni di euro per i festeggiamenti dedicati al centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, fondato a Livorno il 21 gennaio 2021. Questo significa che assisteremo ad un serio e scientifico tentativo d’indottrinamento, presumibilmente dedicato alle nuove generazioni, con iniziative che coinvolgeranno soprattutto l’ambito scolastico, già profondamente innervato da quell’ideologia che ha prodotto nel mondo oltre 100 milioni di morti ed ha asservito popoli interi per alcuni decenni. Il fascismo era un regime e dichiarava apertamente di avvalersi di un Ministero della Cultura Popolare – il cosiddetto MinCulPop – che aveva l’obiettivo di diffondere la cultura e l’organizzazione della sua propaganda. L’Italia antifascista, democratica, nata dalla Resistenza - che per 70 anni ha occultato le modalità con le quali fu rovesciato il regime fascista, impedendo di conoscere la verità sui fatti gravissimi che allora si consumarono – è più scaltra e subdola: si cela dietro il paravento della storia per consolidare una cultura che insieme al cattolicesimo cosiddetto “democratico” ha contaminato tutti i gangli vitali del Paese.

Fare “patti” con questa cultura, con quest’ideologia, è devastante. Non è in questo modo che si può offrire un progetto, una visione di Governo al Paese. Per estirpare quest’ideologia, questo “cancro”, per combatterlo seriamente, Matteo Salvini – insieme a Giorgia Meloni, che si sta muovendo nello scenario politico con grande determinazione e capacità – deve costruire un’identità culturale forte e solida, deve formare una classe dirigente in grado di competere e di crescere, “dimenticando” i sondaggi e le forme di comunicazione che finora ha adottato, che producono un consenso assolutamente effimero e volubile. Pochissimi altri – cito, uno per tutti, Maurizio Blondet – hanno suggerito a Salvini, per quasi due anni, di “darsi delle regole”, di studiare i dossier – il suo appoggio ai 10 milioni di euro per Radio Radicale, da questo punto di vista è assolutamente clamoroso - di approfondire, di circondarsi di risorse umane disinteressate che vogliano costruire un’Italia diversa. Questo non è stato fatto e immaginiamo che Salvini non abbia nessuna voglia di farlo. Preferisce percorrere le strade della vecchia politica: “incamerare” qualche dissidente del M5S e nel contempo accreditarsi come forza “moderata”. La moderazione è una grande virtù, indubbiamente, ma si tramuta in un fallimento se si converte in una mancanza totale di identità. Non è così che si “cattura” il voto moderato o si impedisce che la maggior parte dei parlamentari di Forza Italia vadano presto a sostenere Conte e il suo Governo. Perchè è questo, in fondo – se si ragiona – quello che Salvini teme: di divenire politicamente ininfluente e inutile.

Con chi vuole accordarsi Salvini? Con chi vuole che l’Italia sia ancora asservita a quest’Europa dei banchieri e della burocrazia, consegnando a pochi uomini di potere la sua sovranità? Con chi vuole trasformare il nostro Paese in uno Stato di polizia, indagatore dei conti bancari e dei risparmi dei cittadini? Con chi vuole che con le nuove norme sulla prescrizione le persone rimangano imputate “a vita”? Con chi vuole continuare a privare piccoli imprenditori e partite IVA dei frutti del guadagno del proprio lavoro, tartassandoli con tasse che sono le più alte in Europa? Con chi vuole inseguire la colossale bugia plamentaria della tutela ambientale come panacea di tutti i mali? Con chi vuole continuare a sfregiare l’indentità culturale, storica e spirituale dell’Italia, predicando l’accoglienza e l’integrazione (impossibile) indiscriminata? Con chi elargisce denaro a milioni di persone con il reddito di cittadinanza, sbandierando percorsi lavorativi che in realtà riguardano qualche decina di loro? Con chi è incapace o è contrario a progetti d’investimento di carattere strutturale, che riguardino l’intero territorio, gli unici che possono determinare – insieme ad un piano di riassetto idrogelogico e ad un piano di sicurezza per le scuole fatiscenti e soggette al rischio sismico – uno sviluppo economico credibile?

Con il male non si dialoga. Neanche in politica. A meno che non si voglia fare una politica cinica, che miri ad assecondare un progetto demagogico e pericoloso come quello della riduzione del numero dei parlamentari e di un sistema elettorale proporzionale che garantisca la rappresentanza politica a tutti, nessuno escluso. Quali sarebbero, poi, i 4-5 punti che si possono decidere insieme, come sostiene Salvini?

La battaglia per restituire all’Italia la sua dignità e per renderla un Paese moderno, è lunga. Non è esauribile in uno spazio temporale ristretto. Salvini non sprechi l’occasione storica che ha. Resista nella coerenza delle sue idee, senza proporre scenari inutili e controproducenti. Si dedichi a stilare un programma di Governo, credibile e fattibile, con i suoi naturali alleati e a proporlo al Paese, non durante i comizi e le dirette facebook, ma nelle aule parlamentari. Costituisca un “Governo ombra”, come nella migliore tradizione anglosassone, che incalzi l’azione dell’attuale Governo e la contesti punto su punto. Si avvalga delle intelligenze che nel Paese ci sono e che possono rendere più agevole e meno lunga questa “traversata nel deserto”, che costerà ai cittadini italiani lacrime e sangue.
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N.S.dellaGuardia
In un mondo normale ci sarebbe un mandato di cattura internazionale per quel pendaglio da forca della kapitana rakkkele, e per chi la finanzia, altro che Salvini.
Maurizio Muscas
Deliranti. Ora rinunceranno anche i poliziotti che effettuano arresto...Ma già han depenalizzato chi sperona Nave della Finanza
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